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Responsabilmente alla moda. Filiere sostenibili del tessile-abbigliamento tra Italia, Cina e Vietnam.

Edited Book
Publication Date:
2020
abstract:
La sostenibilità è entrata a pieno titolo nel dibattito scientifico. Da anni e molto prima che il termine permeasse quotidianamente le dichiarazioni programmatiche delle istituzioni e la pubblicità delle imprese, gli esperti stavano esplorando la fattibilità di modelli di sviluppo economico e modi di produrre che non intaccassero la disponibilità delle risorse ambientali ed economiche per le generazioni future e garantissero un upgrading sociale.
Ripensare i modelli di business ed intervenire nelle attività produttive richiede tempi non brevi e la valutazione di dinamiche complesse. Esse sono state però travolte dalla semplificazione che è conseguita alla, pur legittima, necessità di diffondere i presupposti della sostenibilità nel nostro operare quotidiano. A giocare contro la scrupolosità di molti e valenti studiosi che hanno sottolineato la complessità di tali cambiamenti è intervenuta anche una sorta di inibizione degli stessi studiosi verso un approccio che poteva apparire didascalico nei confronti degli operatori e che, se percepito tale, sarebbe rimasto confinato nei conclavi degli esperti. Chi oggi scrive di sostenibilità, del suo presupposto, la responsabilità sociale di impresa e del suo corollario, l’economia circolare, si espone ad entrambi i rischi.
Il dato da cui parte questo lavoro resta, nonostante la consapevolezza testé espressa, la necessità di suggerire elementi di riflessione sui meccanismi – complessi – della riconversione dei modelli di business e anche di fornire dati tecnici che potrebbero sostenere la pianificazione da parte delle imprese di strategie di crescita sostenibile nel settore della moda. Il presente lavoro si avvale, infatti, di un doppio registro. Alla riflessione concettuale sulla responsabilità sociale di impresa e sulla sostenibilità - anzi, come emerge dai lavori del mondo accademico, sulla sovrapposizione tra i due impianti teorici - si affianca la ricostruzione dei comportamenti degli operatori del settore oggetto di analisi mediante una sorta di inventario degli standard adottati e dell’attitude da essi espressa nei confronti di questa tematica, attitude ricavata da, seppur parziali, inchieste qualitative.
La scelta di focalizzare l’attenzione sull’industria della moda ed in particolare sul comparto del Tessile e Abbigliamento (T&A) scaturisce da due fattori: il peso che questo settore ancora esprime nel comparto manifatturiero del nostro paese e il grado di inquinamento da esso determinato. Quanto al primo di questi fattori, va ricordato che secondo i dati ISTAT rielaborati dall’ICE e dalla Confindustria Moda, questo comparto rappresenta, nonostante il ridimensionamento in atto da decenni, la seconda industria del paese in termini di numero di imprese, fatturato, contributo all’export. Il secondo fattore, reso noto non solo dagli esperti ma anche dalle inchieste giornalistiche italiane e straniere, è che il comparto del T&A è al secondo posto nel ranking dei settori che contribuiscono all’inquinamento globale, a ridosso cioè dell’industria energetica. Senza contare la race to the buttom in termini di diritti sociali che lo permea in maniera trasversale ai confini nazionali e agli stadi di sviluppo e le implicazioni etiche legate al maltrattamento degli animali.
Alla scelta del settore, ha fatto seguito l’individuazione di alcune aree geografiche su cui apporre la nostra attenzione e avviare quel lavoro di ricostruzione del comportamento degli attori economici e istituzionali che avrebbero potuto corroborare la nostra intuizione originaria: la complessità di una riconversione troppo spesso semplificata da istanze di divulgazione. La scelta è caduta sull’Italia che resta la seconda potenza manifatturiera dell’Europa e s
Iris type:
7.1 Curatela
List of contributors:
Chiara, De
Authors of the University:
DE CHIARA ALESSANDRA
Handle:
https://unora.unior.it/handle/11574/191408
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