Publication Date:
2025
abstract:
Il Kintōsho, scritto da Zeami Motokiyo durante il suo esilio sull’isola di Sado nel 1434, rappresenta una raffinata cronaca poetica che trasfigura l’esperienza dell’allontanamento politico in un percorso spirituale e artistico. Il saggio analizza il contesto storico e culturale del periodo Muromachi, segnato da tensioni tra lo shogunato Ashikaga e la corte imperiale, e approfondisce le motivazioni che portarono all’esilio di Zeami, figura centrale del teatro nō. L’opera nasce in un momento di declino personale e professionale, dopo la perdita del favore dello shogun e la morte del figlio Motomasa, e si configura come una risposta lirica e meditativa alla marginalizzazione subita.
Il Kintōsho, di cui si propone la traduzione della prima delle prime due sezioni, si articola in otto sezioni, ciascuna composta da una parte in prosa e una in poesia, dove l’autore intreccia memorie, paesaggi e riflessioni esistenziali. Il tono inizialmente malinconico si evolve verso una visione più serena e contemplativa, in cui l’esilio assume i tratti di un pellegrinaggio. Attraverso immagini naturali, riferimenti letterari e allusioni alla cosmografia giapponese, Zeami costruisce una topografia simbolica dell’esilio, in cui la distanza fisica dalla capitale si riflette in una profonda introspezione. L’isola di Sado, luogo remoto e storicamente destinato agli esiliati illustri, diventa scenario di una trasformazione interiore che sublima la sofferenza in saggezza.
Il testo si distingue per la fluidità stilistica e l’integrazione di waka preesistenti, che conferiscono all’opera una struttura armonica e una forte connessione con la tradizione poetica giapponese. L’atto stesso della scrittura assume una funzione terapeutica e conoscitiva, permettendo all’autore di riformulare la propria identità e di riconquistare una forma di appartenenza spirituale. Il Kintōsho si configura così non solo come testimonianza autobiografica, ma come espressione di una poetica dell’esilio che fonde esperienza personale, riflessione filosofica e tensione religiosa.
L’opera di Zeami, pur nata da una condizione di emarginazione, si eleva, dunque, a canto celebrativo della resilienza e della capacità umana di trasformare l’avversità in bellezza.
Il Kintōsho, di cui si propone la traduzione della prima delle prime due sezioni, si articola in otto sezioni, ciascuna composta da una parte in prosa e una in poesia, dove l’autore intreccia memorie, paesaggi e riflessioni esistenziali. Il tono inizialmente malinconico si evolve verso una visione più serena e contemplativa, in cui l’esilio assume i tratti di un pellegrinaggio. Attraverso immagini naturali, riferimenti letterari e allusioni alla cosmografia giapponese, Zeami costruisce una topografia simbolica dell’esilio, in cui la distanza fisica dalla capitale si riflette in una profonda introspezione. L’isola di Sado, luogo remoto e storicamente destinato agli esiliati illustri, diventa scenario di una trasformazione interiore che sublima la sofferenza in saggezza.
Il testo si distingue per la fluidità stilistica e l’integrazione di waka preesistenti, che conferiscono all’opera una struttura armonica e una forte connessione con la tradizione poetica giapponese. L’atto stesso della scrittura assume una funzione terapeutica e conoscitiva, permettendo all’autore di riformulare la propria identità e di riconquistare una forma di appartenenza spirituale. Il Kintōsho si configura così non solo come testimonianza autobiografica, ma come espressione di una poetica dell’esilio che fonde esperienza personale, riflessione filosofica e tensione religiosa.
L’opera di Zeami, pur nata da una condizione di emarginazione, si eleva, dunque, a canto celebrativo della resilienza e della capacità umana di trasformare l’avversità in bellezza.
Iris type:
2.1 Contributo in volume (Capitolo o Saggio)
Keywords:
Esilio, Zeami, teatro Nō, pellegrinaggio, poesia
List of contributors:
Iazzetta, Claudia
Book title:
In viaggio contro la propria volontà. Storie di fughe e migrazioni dall’antichità ai giorni nostri