Data di Pubblicazione:
2015
Abstract:
Il contributo analizza la politica edilizia e la propaganda messe in atto dal tiranno Aristodemo di Cuma dal 504 al 485-484 a.C., richiamate dalle fonti letterarie e illustrate dai contesti archeologici. L'unica opera pubblica di Aristodemo, menzionata dalle fonti (Plut. Mor. 262A-B), è lo scavo di una taphros, un canale, che può corrispondere ad un'importante opera pubblica e può implicare una nuova simbolica fondazione della città da parte del tiranno. Gli scavi archeologici hanno messo in luce un condotto fognario che attraversa le mura settentrionali, sversando le acque reflue dalla città in un fossato esterno: la sua struttura imponente a due condotti trova paralleli stringenti in quella realizzata dai re Tarquini nell'area del Foro Romano, fornendo pertanto un'ulteriore testimonianza degli stretti rapporti che legano Cuma a Roma arcaica. Il santuario sulla terrazza inferiore dell'acropoli fu ricostruito con la realizzazione di un muro di contenimento e di un nuovo tempio, a carattere monumentale. D'altro canto, attraverso l'evidenza archeologica, la nostra conoscenza delle trasformazioni di Cuma sotto il tiranno è ancora frammentaria e incerta in diversi contesti pubblici, sacri e privati. L'ipotesi tradizionale che Aristodemo abbia, in maniera propagandistica, equiparato la battaglia di Cuma del 524 a.C. con la Gigantomachia flegrea e dato luogo ad una propria identificazione con Herakles è suggestiva, ma non fondata su solidi argomenti.
Tipologia CRIS:
1.1 Articolo in rivista
Keywords:
Cuma; Aristodemo; tirannide; oligarchia; opere edilizie; sistemi di regimentazione delle acque.
Elenco autori:
D'Acunto, Matteo
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