Il processo di autoriforma nella Cina di Deng Xiaoping. Dal lancio della politica di riforma e apertura (1978) al viaggio nelle province meridionali (1992)
Chapter
Publication Date:
2025
abstract:
Il presente saggio intende contribuire alla riflessione sulla natura del
paradosso di Tocqueville e sulla sua generalizzabilità. La riflessione sulla
natura del paradosso pone l’interrogativo se esso esista quale costante
della storia, anziché essere un semplice strumento euristico utile alla comprensione
di uno specifico contesto storico-politico. La generalizzabilità
del paradosso di Tocqueville riguarda la possibilità che la dinamica da esso
indicata emerga in contesti storici, politici e sociali lontani dall’Ancien
Régime nel tempo e nello spazio. Quest’ultimo punto sembra riposare sulla
premessa entimematica per cui il paradosso sarebbe una costante storica,
che emerge in concomitanza a processi di riforma endogena. Tra i possibili
terreni di prova del paradosso la Repubblica popolare cinese (Rpc) è forse
uno dei più attraenti. L’avvio di un nuovo corso politico nel 1978, la vorticosa
crescita economica degli anni ’80, il tragico epilogo di Tian’anmen e
l’affermarsi delle riforme dell’economia nei primi anni ’90 sembrano mostrare
le caratteristiche tipiche del paradosso di Tocqueville. L’ipotesi che
il paradosso sia un’euristica universalmente applicabile, e quindi indirettamente
una sorta di legge storica è accettata dagli studi su Tocqueville
in Cina. Questo filone di ricerca non si è tuttavia addentrato in una più
profonda riflessione sulla sua effettiva applicabilità al contesto cino-popolare.
Il saggio si pone quindi l’ulteriore obiettivo di avviare tale riflessione.
L’interesse verso l’applicabilità del paradosso di Tocqueville alla Rpc è stato
in parte indotto dalla comparsa di migliaia di copie de L’Antico Regime
e la Rivoluzione nelle librerie delle maggiori città cinesi. Iniziata nei primi
mesi del 2013, la cosiddetta febbre di Tocqueville ha però avuto vita breve.
Il saggio descrive quindi il processo che ha indotto migliaia di funzionari
cinesi a impegnarsi nella lettura de L’Antico Regime e la Rivoluzione.
Tocqueville è stato impiegato come una figura simbolica, per condurre una
critica velata di alti funzionari sostenitori di Bo Xilai, principale rivale politico
di Xi Jinping, e figura caduta in disgrazia nel 2012. Del resto, gli
orientamenti della ricerca storica e storiografica adottati dal partito pochi
anni prima escludevano l’uso di concetti, approcci e metodologie mutuati
dai sistemi liberal-democratici. Resta l’interrogativo se il paradosso di
Tocqueville trovi effettivo riscontro nella prima fase della riforma denghista.
Tale interrogativo è discusso nel quarto paragrafo del saggio, alla luce
dei processi di riforma endogeni di cui il lancio della politica di riforma e
apertura rappresenta uno degli episodi più recenti.
paradosso di Tocqueville e sulla sua generalizzabilità. La riflessione sulla
natura del paradosso pone l’interrogativo se esso esista quale costante
della storia, anziché essere un semplice strumento euristico utile alla comprensione
di uno specifico contesto storico-politico. La generalizzabilità
del paradosso di Tocqueville riguarda la possibilità che la dinamica da esso
indicata emerga in contesti storici, politici e sociali lontani dall’Ancien
Régime nel tempo e nello spazio. Quest’ultimo punto sembra riposare sulla
premessa entimematica per cui il paradosso sarebbe una costante storica,
che emerge in concomitanza a processi di riforma endogena. Tra i possibili
terreni di prova del paradosso la Repubblica popolare cinese (Rpc) è forse
uno dei più attraenti. L’avvio di un nuovo corso politico nel 1978, la vorticosa
crescita economica degli anni ’80, il tragico epilogo di Tian’anmen e
l’affermarsi delle riforme dell’economia nei primi anni ’90 sembrano mostrare
le caratteristiche tipiche del paradosso di Tocqueville. L’ipotesi che
il paradosso sia un’euristica universalmente applicabile, e quindi indirettamente
una sorta di legge storica è accettata dagli studi su Tocqueville
in Cina. Questo filone di ricerca non si è tuttavia addentrato in una più
profonda riflessione sulla sua effettiva applicabilità al contesto cino-popolare.
Il saggio si pone quindi l’ulteriore obiettivo di avviare tale riflessione.
L’interesse verso l’applicabilità del paradosso di Tocqueville alla Rpc è stato
in parte indotto dalla comparsa di migliaia di copie de L’Antico Regime
e la Rivoluzione nelle librerie delle maggiori città cinesi. Iniziata nei primi
mesi del 2013, la cosiddetta febbre di Tocqueville ha però avuto vita breve.
Il saggio descrive quindi il processo che ha indotto migliaia di funzionari
cinesi a impegnarsi nella lettura de L’Antico Regime e la Rivoluzione.
Tocqueville è stato impiegato come una figura simbolica, per condurre una
critica velata di alti funzionari sostenitori di Bo Xilai, principale rivale politico
di Xi Jinping, e figura caduta in disgrazia nel 2012. Del resto, gli
orientamenti della ricerca storica e storiografica adottati dal partito pochi
anni prima escludevano l’uso di concetti, approcci e metodologie mutuati
dai sistemi liberal-democratici. Resta l’interrogativo se il paradosso di
Tocqueville trovi effettivo riscontro nella prima fase della riforma denghista.
Tale interrogativo è discusso nel quarto paragrafo del saggio, alla luce
dei processi di riforma endogeni di cui il lancio della politica di riforma e
apertura rappresenta uno degli episodi più recenti.
Iris type:
2.1 Contributo in volume (Capitolo o Saggio)
Keywords:
Cina, Tocqueville, Deng Xiaoping, Xi Jinping, riforma
List of contributors:
Sapio, Flora
Book title:
Lo Spettro dell’Autoriforma. Rileggendo il paradosso di Tocqueville