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La cava di Rosso, la spiaggia di Aylan e l'orsetto dell'Ikea. L'infanzia dalla narrazione consapevole del dolore alla invasività mediatica globalizzata

Articolo
Data di Pubblicazione:
2015
Abstract:
Il saggio ha l’obiettivo di sviluppare una panoramica ad ampio spettro diacronico, che tenda a r icollegare
i differenti momenti e le diverse modalità di comunicazione del tragico; dalla letteratura
alla cronaca; dal racconto allo scoop; dalla pagina scritta agli schermi collegati alla rete.
L’infanzia si rivela quale fulcro di questi termini, opposti e complementari al contempo, in una
riflessione sulla ammissibilità di alcune derive mediatiche e sulla doverosa riscoperta di un orizzonte
di senso e di racconto da fornire alle giovani generazioni.
La narrazione del dolore, nella sua prima declinazione letteraria dell’Ottocento verista, si contrappone
alla speculazione mediatica che inghiotte la sensibilità dovuta all’evento e genera, di fa tto,
assuefazione a immagini e storie di estrema crudezza ed eccessiva violenza.
La proposta di rileggere alcune tracce riferibili alla letteratura di Verga si basa sulla potente car atura
delle sagome fanciulle di alcuni grandi personaggi dell’autore siciliano, capace di ricostruire
un’immagine realistica e sofferta dell’infanzia stessa, e di coniugare, al contempo, la regione es istenziale
dei bambini e la circostante, tragica realtà che li accoglieva.
L’accostamento della poetica verista alla sovraesposizione mediatica dell’evento negativo, che
oggi invade ogni ambito esistenziale, mette al centro della riflessione bambini e ragazzi, troppo
spesso soggetti, spettatori e protagonisti di accadimenti tragici, e testimonia l’urgenza di una r iconsiderazione
dei fattori di divulgazione degli eventi narrati e riportati.
Volendo semanticamente allargare il senso del termine ‘comunicazione’ e introducendo il cons eguente
accostamento tra descrizione letteraria della realtà (narrazione) e report giornalistico e
mediatico del dato reale, ci si accorge di quanto siano in realtà cambiati i parametri che reggono
la ‘gestione’ del dato comunicativo, della partecipazione diretta o indiretta, del tasso di emotiva
empatia che mette in contatto evento e platea di osservatori.
Ci troviamo di fronte a distanze una volta incolmabili che, ridotte a una prossimità ‘tattile’, raggiungono
i display di tablet e smartphone, invadono schermi di personal computer e televisori, e
si ritrovano a essere schiacciate in una sorta di gigantesco equivoco percettivo: la sovrapposizione
tra riproducibilità dell’evento in tempo reale e ‘accettabilità confidenziale’ dello stesso evento in
quanto osservato. Risulta palese il pericolo, facilmente percepibile, di una normalizzazione
dell’evento – sorta di pseudo-abitudine – preludio alla più fredda insensibilità.
La potenzialità del comunicabile diventa così possibilità di assuefazione e accettabilità
dell’evento. Per cui tutto ciò cui assistiamo all’interno del bombardamento mediatico, cui ci so ttopone
la galassia elettronica nella quale siamo quotidianamente immersi, diviene sopportabile; e
non sempre si avverte la pericolosissima equazione che ne deriva (almeno in termini di autonomia
delle coscienze, del pensiero e della traccia biografico-esistenziale che ognuno dovrebbe conservare
dentro sé) e che riguarda, in modo quasi automatico e allucinato, una accettazione immediata
(in prima o al massimo in seconda istanza) di tutto ciò che viene mediaticamente inviato, comunicato,
condiviso, ‘pubblicato’.
Lo sguardo educante e responsabile della società contemporanea dovrebbe rivedere, quindi, alcune
prospettive per cautelare le menti più giovani e costruire una narrazione del tragico eticamente
mediata e più consapevole.
Tipologia CRIS:
1.1 Articolo in rivista
Keywords:
narrazione; spettacolarizzazione; coscienze; orizzonte di senso; mediatizzazione formativa
Elenco autori:
Acone, Leonardo
Autori di Ateneo:
ACONE LEONARDO
Link alla scheda completa:
https://unora.unior.it/handle/11574/225262
Pubblicato in:
METIS
Journal
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