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Dalla retorica del lavoro alla pedagogia del lavoro. Doveri, mestieri, bambini e ragazzi nella ‘rivoluzione’ letteraria di fine Ottocento

Articolo
Data di Pubblicazione:
2017
Abstract:
Il contributo, partendo da una ricognizione sul senso del lavoro nel difficile e complesso scenario sociale globalizzato, tende ad isolare un obiettivo di carattere formativo che possa fornire, del lavoro, la traccia migliore dal punto di vista esistenziale, capace di rimanere ‘prossimo’ ad una visione del vivere intesa quale corretto avvicendamento generazionale.

Tale direzione viene percorsa rivalutando il ‘racconto’ del lavoro, così come veniva rappresentato nella letteratura per bambini e ragazzi della fine dell’Ottocento: nella costruzione di un orizzonte responsabilizzante ma non opprimente; nella possibilità di ricollocare il senso ultimo del lavoro e del dovere al centro del percorso di maturazione e di ‘compimento’ di tutti. Collodi e De Amicis, da posizioni opposte ma, in questo caso, più complementari di quanto si pensi, donano una serie infinita di sfaccettature al tema, arricchendo, così, il prisma del discorso fino a condensare una molteplicità di aspetti che nessuna analisi economica, sociologica, antropologica o d’altra natura sarebbe stata capace di sintetizzare. Che ci si riferisca, ne Le avventure di Pinocchio, alla sarcastica irrisione del serioso senso del dovere di collodiana ispirazione (con un burattino tanto più verosimile, attraente e ‘simpatico’ quanto più sistematicamente lontano da una immagine di infanzia obbediente e laboriosa), o che si ritrovi, in Cuore, tutta la gamma della meticolosa e puntuale ricostruzione dei rapporti sociali tra genitori, bambini, doveri e mestieri che l’abile penna di Edmondo De Amicis delineava tra i banchi di scuola, appare evidente quanto la ‘narrazione’ del lavoro, e del rapporto tra le nuove generazioni e il lavoro in chiave educativa, risulti traiettoria privilegiata e doverosa per individuare un nuovo – e più ‘sano’ – concetto di attività lavorativa. Da una prospettiva ad ampio spettro, quindi, si passa ad un auspicio di ‘ricostruzione di senso’ che possa fornire, sulla base di queste lontane (e sempre attuali) narrazioni, la possibilità di sviluppare un ‘nuovo’ racconto del lavoro: corretto, misurato, vivibile e percorribile; che riconsegni l’uomo alla propria centralità sociale, senza declassarlo ad ingranaggio di un meccanismo socio/seriale in cui, troppo spesso, si smarrisce ogni residua, ultima, narrazione di senso.
Tipologia CRIS:
1.1 Articolo in rivista
Keywords:
Lavoro; Educazione; Letteratura; Globalizzazione; Infanzia
Elenco autori:
Acone, Leonardo
Autori di Ateneo:
ACONE LEONARDO
Link alla scheda completa:
https://unora.unior.it/handle/11574/225272
Pubblicato in:
METIS
Journal
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