IL DISCORSO PROCESSUALE COME RITRATTO: INTENSIFICAZIONE E MITIGAZIONE NELLA RAPPRESENTAZIONE DI VERA ZASULIČ
Articolo
Data di Pubblicazione:
2025
Abstract:
È il 31 marzo 1878 quando nel tribunale di San Pietroburgo viene processata Vera Zasulič, terrorista
ventenne accusata di aver sparato al governatore della città, F.F. Trepov. Il processo riaccende il
dibattito sull’assetto giudiziario dell’Impero Russo successivo alla riforma del 20 novembre 1864e,
soprattutto, sul ruolo della giuria popolare. È, infatti, proprio l’assoluzione di Vera da parte dei giurati
che dà il via alla stagione delle controriforme giudiziarie (Vilenskij 1969, 265).
Alla figura di Zasulič e al suo processo sono stati dedicati numerosi studi, di taglio storico, giuridico
e retorico (Pipes, Siljak, Bergman, Litvinov, Mazurenko, Plaksina, etc.); anche le testimonianze coeve
(Koni, Dostoevskij, Gradovskij) restituiscono un quadro ricco della dimensione discorsiva del
processo, sottolineando da un lato l’opacità dell’arringa accusatoria di Kessel’ (Gradovskij parla di
bescvetnost’ – mancanza di colore) e, dall’altro, la potenza emotiva e argomentativa della difesa di
P.A. Aleksandrov.
Tuttavia, ad oggi, manca uno studio sulle strategie retorico-linguistiche messe in atto da accusa, difesa
e presidente della corte (nello specifico dal giudice A.F. Koni nel rezjume finale) per costruire il
ritratto dell’imputata.
A partire da questa lacuna, la presente ricerca propone un’analisi integrata tra pragmalinguistica e
retorica dei discorsi processuali, focalizzandosi sulle modalità con cui le parti e il giudice hanno
attuato strategie di intensifikacija (intensificazione) e priumen’šenie (minimizzazione) (Mal’ceva
2011, 105-106), principalmente attraverso i meccanismi linguistici di vaghezza, mitigazione e
intensificazione (ad es. i lavori e le ricerche di Caffi, Benigni, di Filippo) per dare forma e pienezza
all’image retorica (strategia pragmatica della persuasione comunicativa, Mal’ceva 2011, 107-115) di
Vera Zasulič.
L’analisi intende dimostrare come l’amplificazione e l’attenuazione — realizzate tramite sfumature
lessicali, omissioni (principalmente nella forma linguistica dell’implicito), scelte anaforiche e
modulazioni emotive — contribuiscano a costruire immagini contrapposte della Zasulič: fredda
cospiratrice per l’accusa; figura tragica, portavoce del popolo e quasi cristologica per la difesa;
oggetto di comprensione e rispetto nelle parole del giudice. Indicativa è anche la variazione nella
denominazione dell’imputata: identificata solo con il cognome dal rappresentante dell’accusa
Kessel’, viene invece chiamata per nome dal giudice Koni e, addirittura, per nome e patronimico dal
difensore Aleksandrov, a marcare – in questi due casi – un riconoscimento della individualità e dignità
della giovane terrorista.
Questo approccio metodologico, che coniuga analisi semantico-pragmatica e retorica, mira non solo
a ricostruire il profilo discorsivo di una delle imputate russe più controverse e mitizzate, ma anche a
riflettere sulla costruzione dell’immagine giudiziaria dell’accusato nei processi penali russi del tardo
impero, offrendo spunti metodologici utili anche per lo studio del discorso giuridico e giudiziario
contemporaneo.
ventenne accusata di aver sparato al governatore della città, F.F. Trepov. Il processo riaccende il
dibattito sull’assetto giudiziario dell’Impero Russo successivo alla riforma del 20 novembre 1864e,
soprattutto, sul ruolo della giuria popolare. È, infatti, proprio l’assoluzione di Vera da parte dei giurati
che dà il via alla stagione delle controriforme giudiziarie (Vilenskij 1969, 265).
Alla figura di Zasulič e al suo processo sono stati dedicati numerosi studi, di taglio storico, giuridico
e retorico (Pipes, Siljak, Bergman, Litvinov, Mazurenko, Plaksina, etc.); anche le testimonianze coeve
(Koni, Dostoevskij, Gradovskij) restituiscono un quadro ricco della dimensione discorsiva del
processo, sottolineando da un lato l’opacità dell’arringa accusatoria di Kessel’ (Gradovskij parla di
bescvetnost’ – mancanza di colore) e, dall’altro, la potenza emotiva e argomentativa della difesa di
P.A. Aleksandrov.
Tuttavia, ad oggi, manca uno studio sulle strategie retorico-linguistiche messe in atto da accusa, difesa
e presidente della corte (nello specifico dal giudice A.F. Koni nel rezjume finale) per costruire il
ritratto dell’imputata.
A partire da questa lacuna, la presente ricerca propone un’analisi integrata tra pragmalinguistica e
retorica dei discorsi processuali, focalizzandosi sulle modalità con cui le parti e il giudice hanno
attuato strategie di intensifikacija (intensificazione) e priumen’šenie (minimizzazione) (Mal’ceva
2011, 105-106), principalmente attraverso i meccanismi linguistici di vaghezza, mitigazione e
intensificazione (ad es. i lavori e le ricerche di Caffi, Benigni, di Filippo) per dare forma e pienezza
all’image retorica (strategia pragmatica della persuasione comunicativa, Mal’ceva 2011, 107-115) di
Vera Zasulič.
L’analisi intende dimostrare come l’amplificazione e l’attenuazione — realizzate tramite sfumature
lessicali, omissioni (principalmente nella forma linguistica dell’implicito), scelte anaforiche e
modulazioni emotive — contribuiscano a costruire immagini contrapposte della Zasulič: fredda
cospiratrice per l’accusa; figura tragica, portavoce del popolo e quasi cristologica per la difesa;
oggetto di comprensione e rispetto nelle parole del giudice. Indicativa è anche la variazione nella
denominazione dell’imputata: identificata solo con il cognome dal rappresentante dell’accusa
Kessel’, viene invece chiamata per nome dal giudice Koni e, addirittura, per nome e patronimico dal
difensore Aleksandrov, a marcare – in questi due casi – un riconoscimento della individualità e dignità
della giovane terrorista.
Questo approccio metodologico, che coniuga analisi semantico-pragmatica e retorica, mira non solo
a ricostruire il profilo discorsivo di una delle imputate russe più controverse e mitizzate, ma anche a
riflettere sulla costruzione dell’immagine giudiziaria dell’accusato nei processi penali russi del tardo
impero, offrendo spunti metodologici utili anche per lo studio del discorso giuridico e giudiziario
contemporaneo.
Tipologia CRIS:
1.1 Articolo in rivista
Keywords:
vaghezza, mitigazione, Vera Zasulič, law and literature, retorica forense
Elenco autori:
Di Santo, Annalisa
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