Data di Pubblicazione:
2008
Abstract:
Il v. 451 delle Baccanti di Euripide è stato a lungo oggetto di dibattito nella
critica filologica, tràdito in modo non omogeneo dalle testimonianze manoscritte e, per questo motivo, interpretato in maniera antitetica dalla critica filologica. Il presente lavoro intende sostenere la validità di una variante testuale facendo ricorso a motivazioni scenicamente rilevanti. Analizzando la gestualità verbale e paraverbale dell'intero episodio è possibile trovare numerose prove dell’ingresso in scena del dio stretto nei ceppi. L’ipotesi che il dio avanzi con le mani già legate e che in seguito ne venga liberato è sostenuta non solo da forti questioni di coerenza scenica, ma anche dal confronto con una scena analoga dell'Ifigenia in Tauride (vv. 468-469) in cui la sacerdotessa ordina la liberazione dalla catene dei due prigionieri, Oreste e Pilade, impiegando il medesimo verbo oggetto di discussione filologica nelle Baccanti euripidee.
critica filologica, tràdito in modo non omogeneo dalle testimonianze manoscritte e, per questo motivo, interpretato in maniera antitetica dalla critica filologica. Il presente lavoro intende sostenere la validità di una variante testuale facendo ricorso a motivazioni scenicamente rilevanti. Analizzando la gestualità verbale e paraverbale dell'intero episodio è possibile trovare numerose prove dell’ingresso in scena del dio stretto nei ceppi. L’ipotesi che il dio avanzi con le mani già legate e che in seguito ne venga liberato è sostenuta non solo da forti questioni di coerenza scenica, ma anche dal confronto con una scena analoga dell'Ifigenia in Tauride (vv. 468-469) in cui la sacerdotessa ordina la liberazione dalla catene dei due prigionieri, Oreste e Pilade, impiegando il medesimo verbo oggetto di discussione filologica nelle Baccanti euripidee.
Tipologia CRIS:
1.1 Articolo in rivista
Elenco autori:
Arpaia, Maria
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