Data di Pubblicazione:
2012
Abstract:
Le linee di rottura che una certa critica fanoniana ha voluto tracciare tra le due opere che aprono e chiudono la sua produzione intellettuale, "Peau noire, masques blancs" e "Les damnés de la terre", rileverebbero due profili disgiunti dell’autore, come una fessura intima tra un ‘prima’ e un ‘dopo’. Fanon il Martinicano, Fanon l’Algerino, Fanon il Nero: sono espressioni che rischiano di deformare lo sfondo e la figura di un uomo solo, le cui contraddizioni non possono essere enunciate in termini di opposizioni, ma piuttosto prese come ambivalenze non facilmente liquidabili. L'articolo si propone di analizzare alcune opere dell'autore per gettare 'qualche verità' sulla psicanalisi oggi, e in particolare su quella clinica del reale che vede protagonisti immigrati, rifugiati e donne vittime di tratta e di sfruttamento sessuale. Il lavoro si colloca lungo il solgo di quell'antropologia psicologica che intende oggi esplorare il profilo postcoloniale della sofferenza e le nuove forme di soggettività emergenti negli scenari postmoderni.
Tipologia CRIS:
1.1 Articolo in rivista
Keywords:
tecnologie della soggettività; Frantz Fanon; sofferenza e migrazione; identificazione e alienazione
Elenco autori:
Taliani, Simona
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